14/10/2019 ~ Il primo giorno di scuola

La Mozzarella in Carrozza - Il primo giorno di scuola

Il suono della prima campanella lo ricordo molto bene. Avevo uno zaino più grande di me sulle spalle, ero circondata da persone nuove, stringevo forte la mano di mia mamma. 

Ora, è Leo a stringere la mia, così forte che sembrano incollate. Posso capire come si sente, posso avvertire le sue paure perché io, in fondo, provavo le stesse sensazioni. Ero una bambina molto timida, riservata e “selettiva”: della serie, pochi ma buoni. Non mi è mai piaciuto stare al centro dell’attenzione o parlare in pubblico, figuriamoci essere chiamata per andare alla lavagna a risolvere operazioni. Leo, in tutto questo, ahimè, è molto simile alla sua mamma, anche se, per fortuna, ha uno spirito di adattamento maggiore rispetto a quello che avevo io.

Il primo giorno di scuola (come tutte le prime volte) è stato abbastanza traumatico: ci eravamo preparati a quel giorno, avevamo scelto insieme il materiale da comprare, avevo cercato di coinvolgere Leo il più possibile per renderlo pronto a questa nuova avventura. Dovevo aspettarmi, però, che non tutto potesse filare liscio come l’olio basandomi semplicemente sul fatto che fossi andata con lui a comprare l’astuccio piuttosto che il grembiulino. 

A volte, noi mamme, tendiamo a dare tante cose per scontato, dimenticandoci del fatto che i nostri figli, più che della forma, hanno bisogno della sostanza. Anziché regalargli un nuovo giocattolo, ad esempio, essi preferirebbero di gran lunga che NOI ci sedessimo a giocare con loro a qualcosa che è lì a giacere da tempo in cameretta. 

Non trovate che sia così? Ho avuto la medesima sensazione con l’inizio della scuola: pensavo di avergli dato tutto il necessario e, invece, non è bastato. Abbiamo etichettato, temperato le matite, dato ad ogni quaderno un colore, ma forse, abbiamo parlato troppo poco. 

Eccoti, allora, ancora un po’ indeciso e timoroso, che, a distanza di due mesi dal suono della prima campanella, ti appresti a varcare da solo l’entrata della scuola. Eccoti, però, gioioso e sorridente quando, all’uscita, incroci il mio sguardo, e finalmente puoi raccontarmi la tua giornata. 

Anche questa volta, piccolo Leo, mi hai insegnato qualcosa: forse nulla di nuovo, forse era qualcosa che io avevo già messo in pratica ma che, col tempo, avevo dimenticato. Grazie perché, da oggi, le liste chilometriche di materiale o le chat di gruppo, avranno meno importanza di tutto ciò che avremo da raccontarci.